Opero da alcuni anni nell’ambito della consulenza strategica e della sostenibilità economica per il terzo settore. Vedo quotidianamente associazioni, cooperative sociali, ONG, Comitati che tentano in ogni modo di risolvere, nel loro piccolo piccolo, grandi grandi problemi.

E parlo di povertà di mezzi, di risorse di strumenti, di ambiente, di violenza, di disagio e tanto altro ancora. Con risorse e retribuzioni assolutamente fuori logica. E alla sera torno a casa sempre con l’amaro in bocca, con la sensazione di non avere fatto abbastanza, con l’aspettativa che forse si possa agire diversamente, vederla da un altro punto di vista.

Tra tutto questo, però, l’aspetto che in fondo in fondo mi rimane dopo lo sconforto è la parola “Coraggio”.

Ecco, questi enti cercano di coltivarlo, strizzarlo, analizzarlo, sollevarlo, annaffiarlo il coraggio. Si, perché oggi ci vuole tanto coraggio per affrontare seriamente le sfide sociali e ambientali che ci troviamo davanti. 

E non è resilienza, è proprio il coraggio di affrontare quotidianamente le enormi sfide che ognuno di loro ha davanti, e di non arrendersi mai, e allora cercano bandi, progettano azioni, contattano banche, consulenti, Fundraiser, amici, imprese. In questa fase quindi, il coraggio deve essere una caratteristica a cui tutti dobbiamo fare riferimento: lo dobbiamo a questi enti e al mondo intero.